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Marie Rose Moro
marie rose Moro
Psychiatre, Professeur des Universités
Directrice de la maison des adolescents de Solenn, Hôpital Cochin
 

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Il bambino nasce con un bagaglio fisico e culturale, che utilizza durante le interazioni comportamentali, affettive e immaginarie con la madre, il padre, i fratelli e le sorelle e progressivamente con il resto del mondo. La crescita è un cambiamento complesso che presuppone che si faccia simultaneamente l’iscrizione nella propria filiazione e nelle sue affiliazioni di qui, diverse e meticcie. É questo processo, così complesso nelle situazioni migratorie, che verrà seguito in questo testo. Per questo motivo, si partirà dall’importanza della maniera con cui si pensano i bambini e della moltitudine di questi pensieri.


Come si fabbrica un bambino
Il modo con cui si pensa alla natura del bambino, ai suoi bisogni, alle sue aspettative, alle  malattie, ai metodi educativi e di cura, è determinato ampiamente dalla società a cui apparteniamo. Devereux (1968) ha contribuito a diffondere questa idea. Il suo lavoro si basa sugli studi di antropologi e di clinici che hanno lavorato nelle società cosiddette “tradizionali” e che oggi si ritrovano in constante cambiamento. Inoltre, Devereux è stato a lungo influenzato dal culturalismo americano di cui Mead (1930) è un’importante rappresentatrice. È stato il primo ad aver introdotto una formalizzazione argomentata per articolare in modo chiaro e preciso, da una parte le rappresentazioni sulla natura del bambino e dall’altra, il loro modo di crescere, di essere educati, di ricevere insegnamenti, di essere malati e curati… e tutto ciò sia nel caso in cui la malattia sia fisica che psichica poiché, nelle società tradizionali, il corpo e la psiche sono profondamente legati, così come lo è l’individuo con il suo gruppo di appartenenza. 

Rédigé par Marie Rose Moro le Vendredi 13 Février 2015


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Por una clínica transcultural con los inmigrantes y sus hijos en Europa y en el mundo


"Yo creo que el Hombre no tiene necesidad de ser salvado de sí mismo; es suficiente con dejarle ser él mismo. El mundo necesita más bien de hombres que de "humanidades". Devereux (1981, p.20) 
Para una persona, dejar su casa, su familia, sus amistades, su lengua, sus olores, sus sabores, sus colores, para ir a otro mundo solo o casi solo, es una experiencia banal, tan vieja como el mundo, y a su vez siempre fuera de lo común. No es sólo un gran viaje racional e imperioso, como el viaje una y otra vez contado de Ulises. Sin duda, es de otro orden, sólo hay que ver a esos hombres y esas mujeres extraviadas que llegan a las puertas de Europa procedentes por ejemplo del África occidental, rechazados en el aeropuerto, que buscan sus oportunidades cruzando el desierto maliense, argelino, marroquí para fracaasr en las costas españolas heridos, explotados, a veces sin vida. La necesidad es externa, pero tambien es interna. Definitivamente, el viajero moderno que llega a Europa se parece más a un valeroso Don Quijote que lucha contra los Molinos de viento y la adversidad, que a un Ulises, incluso inspirado. Y el viaje sigue aquí en Francia, Portugal, España, o en otro lugar… 
 

Rédigé par Marie Rose Moro le Vendredi 13 Février 2015


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Per una clinica transculturale con i migranti e i loro figli in Europa e nel mondo


“Credo che l’Uomo non abbia bisogno di essere salvato da se stesso;
basta lasciarlo essere se stesso.
Il mondo ha bisogno di uomini piuttosto che di umanisti”.
George Devereux (1981, p.20) 
 
Lasciare la propria casa, la propria famiglia, gli amici, la propria lingua, gli odori, i sapori, i colori per andare in un altro mondo, spesso completamente soli o quasi, è un’esperienza a volte banale, vecchia quanto il mondo ma sempre fuori dal comune. Non riguarda solo il grande viaggio razionale o imperioso, come quello di Ulisse ripetuto mille volte. Riguarda qualcos’altro, riguarda quegli uomini e quelle donne sconvolti che arrivano alle porte dell’Europa, provenienti ad esempio dall’Africa occidentale, respinti all’aeroporto, che tentano la fortuna attraversando il deserto maliano, algerino, marocchino per poi arenarsi sulle coste spagnole, afflitti, sfruttati e spesso senza vita. La necessità è esteriore ma anche interiore. Decisamente il viaggiatore moderno che arriva in un Europa ben temperata assomiglia maggiormente ad un valoroso Don Quichotte che si batte contro i mulini a vento e alle avversità, piuttosto che ad un Ulisse, anche inspirato. E il viaggio continua qui in Francia, in Portogallo, in Spagna o altrove… 

Rédigé par Marie Rose Moro le Jeudi 13 Février 2014


La sociedad debe hacer elecciones para sus hijos que se traducen en orientaciones sociales y políticas. Es importante por tanto defender las necesidades de los niños y sus padres para que puedan reflejarse en las elecciones colectivas que tienen en cuenta los conocimientos de la ciencias sociales, ciencias humanas o ciencias de la vida, por ejemplo, en función de las necesidades y, cuando es necesario, decirlo claramente. 
Esto es así  por la cuestión que se nos plantea hoy: ¿la diversidad de costumbres y de lenguas es un factor de cohesión y de igualdad social? Una pregunta que se realiza toda persona que trabaja con los niños de hoy, niños que viven en contextos multiculturales y multilingüísticos que existen en todos nuestros países europeos. ¿Cómo asumir la diversidad de los niños, de sus historias, de sus ideas sobre el mundo, de los conocimientos, de las lenguas y como dar a sus hijos más poder de lenguaje, más deseo de lenguaje? Este es el objetivo, el de mejorar el acceso a los conocimientos de los niños, de todos los niños y el de ampliar sus posibilidades, de su capacidad de intercambio y vivir juntos. 
Nosotros respondemos a esta cuestión a partir de nuestra experiencia cotidiana de paidopsiquiatría en las afueras multiculturales parisinas donde cohabitan inmigrantes de generaciones diferentes y sus hijos en un contexto global desfavorecido2. Nuestra experiencia de cuidado y de investigación en este dominio nos ha llevado a trabajar con los niños que conocen varias lenguas, en particular con los niños de inmigrantes que hablan varias lenguas diferentes en casa y en la escuela, pero también con niños que cambian de idiomas porque viajan con sus padres, los niños de adopción internacional y muchas otras situaciones donde los niños tienen discursos lingüísticos ricos pero que pueden parecer complejos a los ojos de quien considera que tener una sola lengua es la norma, algo que, en nuestro mundo va a volverse cada vez más raro; es importante por tanto, no crear en norma lo que intuitivamente parece más fácil de pensar, y, de transformar en natural o en necesario lo que es del orden de la cultura y de la contingencia. 
Empecemos por tanto por los niños de inmigrantes, niños que son llevados necesariamente à controlar varios registros, varios modelos, a veces varios idiomas.   

Rédigé par Marie Rose Moro le Jeudi 13 Février 2014


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La società  deve fare delle scelte per i suoi bambini che si traducono in orientamenti sociali e politici. È importante quindi, difendere ciò di cui i bambini e i loro genitori hanno bisogno, affinché questi bisogni si possano riflettere nelle scelte collettive che tengono conto dei dati delle scienze sociali, delle scienze umane o scienze della vita, per esempio, in funzione dei bisogni e, qualora risulti necessario, esprimerlo ad alta voce. 

È questo il caso per quanto riguarda la domanda che ci viene posta oggi: la diversità degli usi e delle lingue sono fattori di coesione e di uguaglianza sociale? Questione che si pongono tutti coloro che lavorano con i bambini al giorno d’oggi, bambini che vivono in contesti multiculturali e multi linguistici come esistono attualmente in tutti i nostri paesi europei. Come assumersi la responsabilità della diversità di questi bambini, delle loro storie, del loro rapporto col mondo, con i saperi, con le lingue e come dare a questi bambini più potere attraverso la lingua, più desiderio di possederla? Questa è la posta in gioco, quello di un migliore accesso al sapere per i bambini, di tutti i bambini, e un ampliamento delle loro possibilità, delle loro capacità di vivere insieme e di scambio reciproco. 

Cercheremo di rispondere a questa questione sulla base della nostra esperienza quotidiana da neuropsichiatri infantili in una periferia parigina multiculturale, nella quale convivono migranti di generazioni diverse e i loro bambini, in un contesto globalmente sfavorevole2. La nostra esperienza clinica e di ricerca in questo campo ci ha portati a lavorare con dei bambini che vivono lingue diverse, in particolare con figli di migranti che parlano differenti lingue in casa e a scuola, ma anche con bambini che cambiano lingua perché viaggiano insieme ai propri genitori, con bambini nelle adozioni internazionali e molte altre situazioni in cui i bambini hanno dei percorsi linguistici ricchi ma che possono apparire come complessi agli occhi di coloro che considerano che avere un’unica lingua sia la norma, nonostante in un mondo come il nostro ciò diventerà sempre più raro; è importante quindi, di non stabilire come norma ciò che intuitivamente sembra più facile da pensare e di trasformare in natura o in necessità ciò che fa parte della cultura e delle contingenze. 

Partiamo quindi dai figli di migranti, bambini che sono necessariamente portati a padroneggiare diversi registri, diversi mondi e a volte, diverse lingue. 
 

Rédigé par Marie Rose Moro le Lundi 13 Février 2012


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