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La filiazione attraverso il latte nel Maghreb


Nelle società di tipo patriarcale e patrilineare, le donne sono escluse dall'appartenenza genealogica alla grande famiglia maschile, nella quale conta solamente la componente maschile. L'unica ragione di essere delle donne è la loro fecondità che permette di fare crescere la comunità familiare dando la luce a degli uomini che garantiscono potere (economico, militare e politico). La funzione femminile primordiale è dunque la maternità. Molte delle società mediterranee hanno condiviso nel passato le stesse rappresentazioni legate a questo sistema patriarcale, rappresentazioni che stabilivano un'analogia tra fecondità femminile e fertilità della terra, come modello di processo cumulativo al fondamento d'ogni crescita, d'ogni sviluppo, che potremmo sintetizzare con l'immagine “granai pieni e ventri pieni garantiscono la vita".

Così è stato nella concezione della Grecia omerica secondo la quale “attraverso la cerimonia del matrimonio, la donna si vede identificata con un campo sul quale il lavoro della terra e la semina sono fatti dallo sposo, procreando figli legittimi” (Detienne, 1981). Così è stato nella cristianità perché Sant'Agostino ha notato : “Questo ruolo della donna è paragonato a quello della terra che riceve la semina, è dunque un aiuto passivo”, aggiungendo di “non potere trovare un'altra ragione d'esistenza per la donna” (Ladrière, 1983). La stessa immagine si trova nell'Islam dove, nell'Arabia del settimo secolo, il profeta Maometto l'ha fissata nel Corano (sura II, La giovenca, versetto 223) : “Le vostre spose per voi sono come un campo. Venite pure al vostro campo come volete, ma predisponetevi.”


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Texte initial :
Lacoste-Dujardin C. La filiazione attraverso il latte nel Maghreb. Bobigny  : Association Internationale d'EthnoPsychanalyse ; 2005. Available from  : http ://www.clinique-transculturelle.org/AIEPtextesenligne_lacoste_
dujardin_crinali.htm

Articolo pubblicato in francese con il titolo La filiation par le lait au Maghreb, di Camille Lacoste-Dujardin, rivista L'autre, Cliniques, Cultures et Sociétés ; 1(1) : 69-76, tradotto in italiano da Zoe Stokart, pubblicato sul sito con l'accordo dell'autrice e dell'editore.







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